Atletica Mondiale a Londra

  Il 21 agosto 1986 in Giamaica nacque un bimbo destinato a lasciare una grande impronta nello scenario sportivo mondiale. Parliamo di Usain St. Leo Bolt che mosse i primi passi nel mondo dell’atletica da giovanissimo mettendosi già in luce, polverizzando il record del mondo Under17 sui 200 metri, nel 2002 all’età di 15 anni. Con allenamenti serrati e dedizione riesce a partecipare alle Olimpiadi del 2004, poi i mondiali del 2007 e nell’anno successivo spaventa tutti per la sua netta potenza alle Olimpiadi del 2008 a Pechino quando il 16 agosto con 9″69 diventa l’uomo più veloce di sempre. Non solo, riesce in questa impresa permettendosi di rallentare già prima della linea di arrivo. A Berlino nel 2009, esattamente 365 giorni dopo il suo record abbassa ancor di più il tempo  chiudendo con 9″58 i 100. Forse è proprio il suo strapotere ad accecarlo nel 2011 ai mondiali di Daegu dove con una falsa partenza regala al connazionale Yohan Blake la possibilità di guadagnarsi una medaglia d’oro. Ma tutto è già dimenticato per le olimpiadi del 2012 e sepolto l’anno successivo ai mondiali di Mosca dove Justin Gatlin appena ritornato in attività dopo una squalifica per doping non ha niente da fare contro il treno ad alta velocità giamaicano. Nel 2015 torna a Pechino per i mondiali e ancora davanti all’americano porta a casa una grande vittoria sui 100, la sua specialità. Nel 2016 a Rio il duello si ripete ma nulla cambia.

Giorni fa abbiamo visto calare il sipario sui mondiali di Atletica disputati nella città di Londra, evento pieno di appuntamenti forti che ci hanno lasciato col fiato sospeso e con le dita incrociate. In 9 giorni di gare davanti allo schermo dello smartphone o della TV  ci siamo incantati guardando il proprio beniamino e seguendo la specialità preferita. Usain Bolt é stato sicuramente il magnete che ha spinto tantissimi a cambiare canale e godersi una manciata di secondi di puro spettacolo, tutto ciò sotto la luce del suo imminente ritiro dalla carriera agonistica. Sappiamo però che la storia non si è conclusa come tutti si aspettavano, o meglio come tutti desideravano. L’invincibile é stato battuto sui suoi 100 metri da Gatlin, è un crampo lo ha letteralmente atterrato sulla 4 per 100, davanti a tutti, su quel rettilineo che tante volte ha corso facendoci salire l’adrenalina.

Noi semplici dilettanti o simpatizzanti atleti della domenica non possiamo fare altro che ringraziare Bolt per il suo esempio è prenderne spunto. Con dedizione, tenacia, sacrificio e fatica, anche quando si vociferava alle sue spalle di possibile uso di doping, é stato in grado di migliorarsi di gara in gara, diventando il migliore di sempre. Ci ha insegnato che bisogna rimanere umili e concentrati sui nostri obbiettivi o il rischio é quello di sbagliare proprio in partenza; di saper alzare la testa dopo una sconfitta e ripartire più carichi di prima avendo imparato qualcosa di nuovo; ha ricordato a tutti che l’uomo ha dei limiti e bisogna esserne coscienti, senza fare i fenomeni o si cade a terra rovinosamente.

“Quando ho cominciato a correre, il mio coach mi ha fatto una testa così: prima di imparare a vincere devi imparare a perdere. Ho capito con gli anni cosa volesse dire. All’inizio non vincevo una gara e mi dicevo: sono nel posto sbagliato? Invece imparare a perdere vuole dire imparare a lavorare di più. Fino al giorno in cui cominci a vincere.            Usain Bolt”