Memorie del passato. Quando un ricordo scatena emozioni
Pochi giorni fà, ricercando nelle classifiche del 2024, mi sono imbattuto in una classifica di una gara corsa a Malpaga (BG) la 10.000 del Condottiero. Subito ricordi si sono svegliati e sono caduti su una testiera di un computer e apparsi sul monitor come un semplice racconto, come un sogno a occhi aperti che ti coglie e ti riempie di emozioni. Eccolo
Ripartire con sprint
Dopo un periodo strano. Dove sembra che molte cose ti remano contro. Dove un piccolo problemino è solo l’antipasto di uno più grande. Dove il tuo impegno, seppur massimale, sembra non essere foriero di buoni presagi. Ecco che ad un certo punto, ti viene la voglia di fare come un giocatore d’azzardo che, dietro i suoi occhiali scuri, che servono a mascherare i suoi sguardi agli avversari, con tutte le sue scaramantiche mosse, si prepara a bleffare e provare a giocare sfidando la sorte.
Malpaga è il tavolo da gioco che ho scelto, la 10000 del Condottiero è il mazzo di carte, le mie gambe sono l’azzardo che ho in serbo.
Non doveva essere questa la gara che avevamo messo in calendario. Lacchiarella, che era la prima scelta, con la sua Mezza dei 3 comuni, doveva essere il tappeto verde di questo gioco, ma è stata beffata da “Lavori in corso” e gli organizzatori si sono visti costretti ad annullare la gara, Ecco allora che Malpaga diventava la più appetibile. 2 giri di un percorso piatto piatto, veloce e ben gestito dagli organizzatori.
Alla partenza quasi 300 atleti che, mi rendo conto da un pò di tempo, sono piuttosto giovani e ben decisi a dare battaglia, ma forse sono io che comincio a non essere più giovanissimo.
Alla partenza con me c’è anche Otto, compagno di mille battaglie, Carmine, meteora incontrollabile e mai stanca e Matteo che, con la teoria “da qualche parte dobbiamo pure iniziare”, si butta nella 10 k.
I momenti prima del via sono sempre concitati, pieni di incertezze e alla ricerca di una piccola cosa dimenticata o tralasciata, ma quando lo starter controlla tutti i partenti e alza la pistola al cielo gridando “PRONTI” si crea una calma, la classica calma prima della tempesta.
Ecco, lo sparo raggiunge le nostre orecchie, forte e deciso, esattamente come le nostre gambe che, in modo forte e deciso, ci spingono avanti verso il percorso. Nel primo tratto, come sempre, serve trovare un varco tra le tante gambe che si muovono vorticosamente, uno scarto a destra e uno a sinistra finché si trova il corridoio giusto per potersi rilassare e trovare il ritmo giusto.
Questo è il momento della gara che mi piace di più e che mi spaventa di più. Due emozioni contrastanti, ma che unite danno un mix di sensazioni che ti segnano. La bellissima sensazione della corsa, libertà assoluta, sfogo primordiale che esce da ogni poro della tua pelle, che ti gonfia di adrenalina, che, come una droga, non puoi farne a meno di assaggiare.
La paura di essere troppo veloce, troppo lento, troppo scoordinato, troppo conservativo, troppo … troppo … ma forse sei solo troppo vivo e stai solo correndo. In un attimo i km passano, uno dopo l’altro e sei alla fine del primo giro. “Ok, ancora uno e ci siamo… concentrati e cerca di aumentare”
La tua testa detta il programma, le tue gambe fanno quello che possono ed invece di aumentare cercano faticosamente di non perdere terreno, ma sembra comunque cha vadano più forte. Gli altri atleti che ti accompagnano sbuffano anche loro come mantici in una fucina e il calore che emettono e lo stesso di un tizzone ardente. L’ultimo tratto del percorso è su di uno sterrato, le spinte si fanno più faticose, perché ad ogni passo il piede perde qualche centimetro nella spina che scivola via. Zigzagare tra i buchi pieni di acqua caduta anche prima del via è importante, ma è anche importante fare la strada più corta possibile, ecco che lo sterrato finisce e siamo ancora sull’asfalto, L’ultimo tratto, l’ultimo rettilineo prima del traguardo che ci osserva da lontano offrendo un miraggio degno di un deserto.
“Allunga…. Apri il passo … vai che è finita” Ti sproni, ti impegni, le tue gambe non c’è la fanno più, ma finalmente il traguardo ti abbraccia con la dolcezza di un’amante. Il fiatone è ancora forte e sembra che tutto l’aria del mondo non sia sufficiente, ma subito dopo comincia a rilassarsi e una sensazione di dolce appagamento esce dal centro del tuo corpo e investe tutto.
Ora la classifica è una cosa poco importante, l’importante sono le sensazioni che si provano, la stanchezza, il vuoto energetico, la rigidità muscolare e articolare che sembrano essere una parte negativa, ma che, per me, sono il massimo della positività, perché vuole dire che ho dato il massimo, ho fatto ciò per cui mi sono preparato, che il dono che il traguardo mi ha dato e molto superiore al disagio sofferto su quei 10 km di gara. Il tempo realizzato mi riempie di orgoglio, riempie quel vuoto energetico, scioglie le rigidità muscolari e articolari e la stanchezza ti abbandona.
Ecco il riassunto di una 10 k come tante altre, una 10 k che potrebbe essere solo l’inizio di altre avventure, ma che già da sola valeva la pena di vivere come un provetto esploratore.
Carlo
